12 settembre 2008

"A che punto stiamo?"

Aldo via mail mi ha scritto questo: "Inutile cercare di capire, impossibile verificare la verità, tutti i guru dicono tutto ed il contrario di tutto. Una sola cosa vorremmo sapere con certezza: a che punto siamo?. Il 29 è una barzelletta o una possibilità? Greenspan dice la verità o continua a raccontarci ciò che gli fa più comodo? I paesi emergenti sono spariti? Quanti disastri (bolle) della cosiddetta finanza creativa e delle banche compiacenti devono ancora venire a galla? Con quali effetti concreti? Quanto deve ancora ridimensionarsi l'economia? Se le bolle sono state create da disonesti e furbetti cosa facevano i controllori? Disonesti anche loro? E per di più cretini?. Attendo risposte. Saluti Aldo".

Beh, certo le domande che pone Aldo sono quelle che tengono banco sui mercati finanziari in questo periodo e non è facile dare risposte. La verità è che nessuno può avere risposte certe (solo i presunti "guru" e "super esperti" dei quali personalmente preferisco continuare a diffidare visto le cantonate che prendono...). Ognuno di noi può semplicemente raccontare le sue sensazioni e opinioni senza pretesa di avere la sfera di cristallo. E questa è sempre stata la mia filosofia su questo blog. Venendo al punto, ecco cosa ho risposto ad Aldo: "Come ho già avuto modo di dire in passato, personalmente non credo che siamo vicini ad un nuovo 29. Fase difficile sì, catastrofe come allora no. Oggi il sistema è molto più evoluto e ha elementi che gli consentono di tenere meglio. Si lasceranno andare verso il sacrificio vittime anche illustri, come banche americane (perchè la coperta non copre più tutti), ma al contrario del 29 il sistema non tracollerà totalmente. E, in ogni caso, come già detto sul blog qualche tempo fa, credo che il vero scossone in negativo al sistema dei mercati interconnessi arriverà in futuro non da Wall Street ma da Shangai. Lì il mercato si tiene su bluff destinati a non reggere. Ciao, Steve". Questa la mia idea, dunque.

A questo punto, visto che sono aperti i commenti ai post, mi piacerebbe che chi vuol dire la sua scrivesse appunto un commento su questo. Per aprire una discussione che credo potrebbe essere utile e interessante.

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3 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Come dice giustamente Steve, la verita', o meglio quello che è successo ieri non lo sappiamo oggi ma lo sapremo domani.
Possiamo solo fare delle ipotesi. L'altro giorno Giovanni Tamburi, uno della schiera dei pessimisti ha affermato che dopo il salvataggio del duo Fannie e Freddie vedremo il peggio. Da altre parti si legge che i minimi di borsa non sono visti, che non sono prossimi e che faranno molto male. Altri invece da mesi indicano l'economia USA in grave pericolo e prossima alla Recessione. A forza di dirlo, magari un giorno accade. Peggio ancora si vuole aver ragione forzando e strumentalizzando la realtà. Non mi pare quindi che gli ottimisti abbondino, anzi quasi non si vedono, men che meno (sempre dal mio punto di vista) si leggono i realisti, tranne qualche caso, vedi Steve.
La matematica però non è un'opinione, ed i numeri sono numeri. Per il momento è soprendente la tenuta dell'economia USA, dovuta soprattutto alla particolarità di questo ciclo economico.
In ogni caso, il male, è da un'altra parte, e cioè nell'eccessiva confindenza verso l'annullamento del rischio. Lo Stato USA con l'ultima azione, e cioè la nazionalizzazione di Fannie e Freddie, è entrato con tutte le scarpe nel mercato, ed ora dovrà andare fino in fondo! Mano pesante e decisa. Però questo non è un bene in assoluto, già oggi con le dichiarazioni delle case automobilistiche USA su possibile finanziamenti d'aiuto, conferma i sintomi di questa compiacenza verso il NON FALLIMENTO. Se nessuno può fallire, allora chi mi può vietare di rischiare al massimo, ed in modo disordinato per il massimo profitto. Il mercato stona, ed in modo assordante. Lo si capisce anche da alcune cose che si dicono in Italia, vedi Alitalia, "quell'azienda non potrà mai fallire", oppure quella banca. Formule una volta accennate e centelinate, ora sempre più di moda. Così non va. E chi vieterà ad altre aziende USA in crisi di chiedere aiuti? Lo hanno fatto per le banche e perchè per noi no? Obiezione che non fa una piega. Futuro da statalizzazione, non lo so. Grande è bello, grande è sicuro, piccolo? Arrangiati!
Così non va bene, ma queste sono supposizioni, e tutto può ancora essere salvato e cambiato.
Per quanto riguarda la borsa, non è tutto marcio. Vorrei ricordare che in questa Mega e Devastante crisi, come molti l'hanno bollata, gli indici USA sono del 20% sotto i massimi, ripeto NON 20% sopra i minimi storici, ma del 20% sotto i massimi storici, il che fa una grande differenza.
In Italia aumentano le operazioni di delisting, questo fa capire quante siano le aziende sottovalutate. Le ritroveremo sul mercato tra qualche anno con valori maggiorati, ed allora non lamentiamoci se compreremo caro.
Un'ultima cosa, molto importante, e che difficilmente vine ricordata, alla fine degli anni '90, il Tesoro USA, per salvare le Casse di Risparmio dalla crisi, spese il doppio di quanto si prevede ora sia il costo della nazionalizzazione di Fannie e Freddie, e sono soldi di 20 anni fa. Attualizziamoli e la cifra di oggi risulterà ridicola.
Non voglio minimizzare quanto sta accadendo. Lo pagheremmo per anni sui bilanci, ma i mercati sono un'altra cosa e si vive di prospettive. Qui siamo divisi su chi vede l'inizio della crisi ed il grigio che da sbiadito diventerà ancor più cupo, e chi invece vede una luce sempre più limpida in fondo al tunnel ed un futuro migliore.
Io lo ripeto, stiamo finalmente riducendo gli squilibri ed il modo di analizzare il bene ed il male. Stiamo ritornando alla normalità e questa non può essere altro che una cosa positiva.
ciao
Bud Fox

2:42 PM  
Blogger skipper ha detto...

Temo che sarà un domani lontano moti anni o alcuni lustri e no non sarà un altro '29
però forse siamo di fronte a qualcosa di nuovo, sconosciuto e per questo leggermente inquietante ..
se leggerete l'atricolo forse potrete farvi un'idea di quello che non so esprimere in altre parole:
http://epistemes.org/2008/09/09/leconomia-usa-e-in-recessione-basta-guardare-i-dati-sui-redditi/

sottolineo il passaggio;
Non vogliamo essere millenaristici ma pensiamo che gli Stati Uniti siano giunti, con questa crisi, alla rottura di un paradigma di crescita.

e le conclusioni:
E’ quindi probabile che, al termine di questo doloroso e non breve processo di aggiustamento, la crescita potenziale degli Stati Uniti possa essere più simile, per magnitudine, a quella europea; quest’ultima auspicabilmente accresciuta da ulteriori liberalizzazioni sui mercati del lavoro e della produzione.

un saluto a Buddy

2:15 PM  
Anonymous Anonimo ha detto...

beh mi lasci dissentire sul fatto che il sistema ''piu evoluto'' riesca a reggere meglio che nel 29

ah ah ah ah

1:23 PM  

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