Economia, finanza, media e politica a cura di Steve Trader

17 luglio 2008

Made in Italy "all'italiana"

In questi giorni Ntv (che sta per Nuovo trasporto viaggiatori), società controllata da Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Gianni Punzo che dal 2011 rappresenterà il primo operatore privato su rotaia (farà insomma concorrenza diretta alle Fs) ha presentato in pompa magna il suo modello di treno. Rosso fiammante, in omaggio alla Ferrari, così si è detto. Già, la Ferrari, icona del made in Italy. Davvero una bella trovata di marketing quella del ricorso al colore per idealmente avvicinare i supertreni Ntv (viaggeranno a oltre trecento chilometri l'ora) alle supercar di Maranello. Rosse le Ferrari, rossi i treni. E viva il made in Italy, appunto. Lucky Luke Montezemolo anche in questa occasione ha infatti deciso di puntare sull'italico orgoglio, sul effetto tricolore. "Una realtà tutta italiana": così ha dichiarato. E così hanno messo prontamente in gran rilievo i soliti compiacenti giornali (intere paginate su un evento di prodotto sono sempre e comunque informazione o, diciamo così, un cortese omaggio?). Tutto bene, peccato solo che, come peraltro correttamente comunicato, i treni di Ntv siano stati commissionati al gruppo francese Alstom. Insomma, la società è italiana, ma i treni sono francesi. Made in Italy? Beh, diciamo made in Italy "all'italiana". Sulla ideale scia di quello che abbiamo già visto per la nuova Fiat 500: "italianissima", ma prodotta in Polonia...

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16 luglio 2008

Se ora cominciano a sbranarsi tra loro...

Come ho già scritto, la sensazione è che stavolta per il grande circuito della finanza internazionale la coperta si sia fatta effettivamente troppo corta. Negli ultimi anni si è esagerato con derivati e "finanza creativa" e ora non tutte le falle che si aprono possono essere rattoppate. La rodata complicità tende a lasciare il posto al freddo realismo: bisogna sacrificare qualcuno per salvare il sistema pure questa volta. Scatta un meccanismo darwiniano. I forti si salveranno, i più vulnerabili pagheranno per tutti. L'aria di conseguenza si fa sempre più pesante. In natura capita di vedere predatori di uno stesso branco che si azzannano tra loro. Nel mondo della grande finanza internazionale cominciamo a vedere segnali di ostilità. Ora ad esempio si dice (parliamo di rumors, sia chiaro) che Lehman Brothers e Bear Stearns se la starebbero prendendo con i traders di Goldman Sachs, sospettati di aver contribuito a mettere di fatto sotto pressione sul listino i titoli delle due banche d'affari. Si vocifera che ultimamente managers di Lehman e Bear Stearns avrebbero contattato proprio il vertice di Goldman per chiedere spiegazioni. Episodio che ben descrive appunto come l'aria nel settore si sia fatta pesante.

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Alla prova dei fatti


L'ingegner Carlo De Benedetti, proprietario del gruppo editoriale Espresso-Repubblica, ha scritto un libro insieme al bravo Federico Rampini, giornalista di Repubblica. Titolo: "Il cielo sopra l'Italia". Chi lo edita? La berlusconiana Mondadori! Vadano ora quelli dell'"ala dura" di Repubblica a protestare contro De Benedetti. Quelli sempre pronti a sbandierare il loro intrepido coraggio nella guerra all'odiata galassia berlusconiana e soprattutto la loro indipendenza. Quelli, "liberi", che denunciano dall'altra parte i "servi del padrone". Se loro, come dicono, non sono servi, adesso hanno finalmente l'occasione per dimostrarlo: scrivano contro De Benedetti che "si vende" alla Mondadori di Berlusconi. Basterebbe qualche riga. Su Repubblica naturalmente, visto che non è giornale "asservito al padrone". Per ora non si è visto niente. Attendiamo fiduciosi ;-)

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14 luglio 2008

Nemmeno l'iPhone...

Già, nemmeno l'iPhone riesce a ridare un po' di energia al titolo di Telecom italia. Dopo il weekend dello strombazzatissimo lancio anche nel Belpaese del telefonino "delle meraviglie", la nuova settimana borsistica si apre ancora all'insegna del ribasso per Telecom (paura per la semestrale?). Come ho già avuto modo di dire, Bernabè, l'uomo che secondo molti avrebbe dovuto portare il gran rilancio dopo l'era Tronchetti, almeno per il momento non sembra davvero fare faville. Attorno a tutto questo, continuano a colpirmi due cose. Da una parte, davanti ai nuovi tagli messi in programma per tutto il gruppo, mi colpiscono i tanti commentatori che sui giornali si stracciano le vesti per la cura dimagrante de La7 (tv controllata da Telecom che diverse star a questo punto lasceranno proprio perchè non ci sono più pingui budget) e si dimenticano dei cinquemila dipendenti Telecom destinati a essere messi fuori. Vabbè il "terzo polo" (che peraltro, numeri alla mano, non è mai nato), vabbè i programmi cult, vabbè tutto, ma, francamente, credo che avranno più problemi a ripiazzarsi e soprattutto più problemi economici gli impiegati Telecom rispetto a Daria Bignardi o Piero Chiambretti. Se proprio si vuole fare la parte di quelli che si stracciano le vesti, allora forse non bisognerebbe dimenticarsi di quei cinquemila. Perchè altrimenti si finisce per essere un po' meno credibili. L'altra cosa che continua a colpirmi è il silenzio di Grillo. Dopo aver dato battaglia per Telecom, dopo essersi scagliato contro Tronchetti, ora nemmeno una parola su Bernabè. I nuovi tagli in Telecom per lui sono sempre colpa di Tronchetti. Ovviamente la situazione pregressa pesa, e pure tantissimo, ma è possibile che i nuovi vertici non vengano nemmeno nominati da Grillo? Nemmeno nominati! Leggete il suo post e vedrete che è così. Possibile che, dopo ormai diversi mesi dal cambio di management, la nuova proprietà non abbia nemmeno una briciola di responsabilità? Una briciola, tanto per essere almeno citata. No, niente. Silenzio assoluto su questo fronte. Chissà come mai, caro Grillo? Le persone intelligenti se lo chiedono...

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Cripto-rumor


Si parla di Risiko bancario. E si parla di banche popolari. Rumor di possibile operazione a tre in vista. Un rumor, appunto, per ora nulla di più. Vedremo se le cose andranno effettivamente in questo senso.

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11 luglio 2008

Condanna unanime

Mancava all'appello giusto Nanni Moretti. Ora pure lui, che con la grande manifestazione del 2002 costituiva il "precedente", spara a zero sullo show cafone organizzato da Tonino Di Pietro a Piazza Navona. Moretti parla di "disastro" e di manifestazione che "ha sporcato tutto" e "oscurato gli obiettivi". Cliccare qui per leggere l'articolo di Repubblica. La disfatta di Di Pietro e soci ora è davvero completa. Per una volta si è saputo mettere davanti a tutto la giusta condanna nei confronti di chi ricorre a volgarità e insulti, anche davanti alla divisione destra-sinistra. E questo è un segnale bellissimo. Per una volta non ci si è divisi tra destra e sinistra, ma tra intelligenti e ignoranti. Le persone intelligenti, di qualunque parte politica siano, non amano e non accettano linguaggi scurrili. Le persone intelligenti, sapendo usare la testa e sapendo imbastire discorsi razionali, scelgono nel confronto, anche duro, la strada delle idee e della dialettica. Gli ignoranti, avendo poco nella testa, scelgono la via dell'insulto e dell'aggressione. E finiscono col fare davvero una gran pena. A me hanno fatto pena quelli che a piazza Navona sbraitavano sul palco, ma, soprattutto, mi hanno fatto una gran pena quelli che da sotto li applaudivano. Come pecore.

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10 luglio 2008

Anche Repubblica stronca il baraccone dipietrista

"Manifestazioni come quella di Piazza Navona dell'altro giorno sono show business. Servono a sfogare i sentimenti di un pubblico di spettatori, servono ai protagonisti a vendere merci sul mercato: libri, dvd, spettacoli teatrali. Non servono a cambiare le cose. Quindi non sono politica. I guai cominciano se si scambia lo show business per politica e lo si prende sul serio": inizia così il pezzo di Curzio Maltese in prima pagina oggi su Repubblica. Cliccare qui per leggere l'articolo integrale. Dunque, pure Repubblica stronca l'Italia dei Volgari di Tonino Di Pietro e soci. Ignoranza e volgarità non pagano.

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09 luglio 2008

Cripto-rumor


Della serie trucchi e trucchetti. C'è chi dal cilindro tira fuori conigli e chi invece automobili vendute. Rumor da uno che conosce bene il settore e che me ne ha parlato giusto ieri: pare che questo mese una nota casa automobilistica - indovinate voi quale ;-) - abbia deciso di andarci giù pesante col giochetto delle auto immatricolate subito e poi girate ai concessionari per essere vendute soprattutto con la formula "chilometri zero". Questo ovviamente per sostenere il dato ufficiale relativo alle vendite, in una fase difficile sui listini azionari per tutte le case (in Borsa ormai si aspetta questo tipo di dato con sempre più apprensione...). Il problema però pare essere che stavolta i concessionari non l'abbiano presa per nulla bene...

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L'Italia dei Volgari

Dopo il penoso e pecoreccio show di ieri a Piazza Navona, più che di Italia dei Valori bisognerebbe parlare di Italia dei Volgari. E' finita a insulti degni della peggiore bettola di periferia per ubriaconi e disadattati. Uno spettacolo indegno e straccione che ha visto pure i suoi protagonisti arrivare alla fine a dividersi in modo plateale, tra chi ancora da una parte digrignava i denti e chi dall'altra cercava di smarcarsi. Un po' come quando gli sciacalli, dopo aver in branco dilaniato la preda, cominciano a mordersi tra loro. Tonino Di Pietro, l'uomo della "trasparenza" (per chi fa finta di non ricordarsi di quando faceva girare soldi tra lui e l'imprenditore inquisito Gorrini nascosti in una scatola da scarpe) e soprattutto l'autoproclamatosi paladino della legalità e del rispetto di regole e istituzioni ha dato voce ha chi ha pensato bene di insultare il presidente della Repubblica. Davvero un bell'esempio di rispetto delle istituzioni. Insomma, appunto, uno show da baraccone. Che di fatto si è trasformato in un clamoroso boomerang per quella che finora si è definita "unica opposizione" (questo il motto dipietrista). Bene ha fatto il Partito Democratico a non aderire (a parte quella "volpe" di Parisi). Oggi, come va riconosciuto, il Pd si prende una rivincita. Da Piazza Navona esce un messaggio preciso: non c'è una "unica opposizione", ce ne sono due, di qualità molto diversa. Da una parte l'opposizione volgare, acritica, illiberale, ignorante, forcaiola e intimamente violenta che piace al solito branco di pecore frustrate abituate a seguire a cervello spento i capipopolo giustizialisti, dall'altra un'idea di opposizione, almeno un tentativo in questo senso, di chi ancora pensa che gli strumenti da usare nel confronto anche duro siano sempre e comunque ragione e dialettica, non gli insulti. Tra le due idee di opposizione c'è evidentemente un abisso. Quello che divide le persone intelligenti da quelle ignoranti, violentemente ignoranti. Come continua a ben rivelare e stigmatizzare quel certo italiano sgrammaticato, da semi-analfabeta...

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08 luglio 2008

Derivati sotto il tappeto

Ormai da un anno in tutto il mondo il sistema finanziario traballa. Le falle si aprono sul fronte degli strumenti derivati. Se ne è spregiudicatamente abusato e ora i nodi vengono al pettine. Ci sono già state crisi conclamate (come nel caso della banca inglese Northern Rock o del gruppo americano Bear Stearns) e soprattutto ci sono rumors sinistri che riguardano diversi colossi di diversi Paesi (basta pensare a quelli davvero da brivido su alcuni colossi elvetici…). E in Italia? Qui di fatto sembra ancora che viviamo in una sorta di stato di immunità. Vicende aziendali drammatiche non ce ne sono state, salvo quella di Banca Italease, e banchieri e autorità varie finora hanno lanciato segnali rassicuranti. Da noi non è come in America o in altri Paesi, da noi non si è esagerato con la "finanza creativa": questo in sostanza è il messaggio che si vuole (ovviamente) far passare. Ma le cose non stanno proprio così. C'è un dato preciso su cui vale la pena di riflettere: l'Italia è la nazione europea più attiva nell'emissione di derivati; nel periodo 2004-2007 ne sono stati piazzati sul mercato ben 4.500 tipi, per oltre 200 miliardi di euro di investito (i numeri sono di un dossier di Exane derivates, gruppo Bnp Paribas). Altroché "diversi" dagli altri, i derivati "innescati" ci sono pure nel Belpaese. In quantità industriale. E non riguardano solo qualche amministrazione comunale come già qualche inchiesta ha ben raccontato. Quindi, se finora nessuna grande banca italiana è finita nei guai, come è successo invece a gruppi esteri, non è perché questo non possa tecnicamente succedere, non è perché il nostro sistema è estraneo al problema derivati. Semplicemente finora non è successo, ma può ancora succedere. Questo è il punto. E non pensiate che anche da noi non siano già circolati rumors pesantucci su qualche grossa realtà...

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