23 agosto 2010

Fiat, che boomerang!

Premesso che, come chi mi segue da tempo sa bene, io non ho mai avuto grande simpatia per i sindacati e in particolare per la Cgil (che se non esistesse secondo me sarebbe solo un gran bene per l'Italia intera, a partire dai lavoratori stessi), trovo francamente assurda questa impuntatura della Fiat sui tre operai licenziati e poi reintegrati dal giudice con tanto di condanna a carico dell'azienda torinese per pratica anti-sindacale, operai che nonostante questo ora la società vuole lasciar fuori dai cancelli. Già partendo dal fatto che sono tre, dico tre, non tremila e manco trecento, solo tre, forse non conveniva arrivare a tutto questo polverone. E poi ora, appunto, c'è la sentenza di un tribunale che ordina il reintegro, che messaggio vuole dare la Fiat? Che l'azienda se ne frega delle sentenze? E' questo il messaggio? La vicenda legale non è finita, a ottobre ci sarà il nuovo verdetto sul ricorso Fiat. L'azienda, secondo il mio modesto parere, adesso dovrebbe semplicemente far rientrare i tre in fabbrica e semmai se pensa di essere dalla parte della ragione, concentrarsi sulla vertenza legale. Se poi il giudice le darà ragione, allora li metterà fuori. Ma ora davvero a cosa serve tutto questo "machismo"? Non si rende conto il buon Marchionne che questo atteggiamento rischia solo di trasformarsi in un clamoroso boomerang? Non si rende conto che così facendo rischia solo di fare dei tre operai una sorta di nuovi "martiri" e di dare una immagine "brutale" della Fiat? Non si rende conto che così fa solo il gioco di quei sindacati che vorrebbe combattere?

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27 maggio 2008

Predicare bene,
razzolare male


In rete è già (giustamente!) un "cult" la videoinchiesta sul cantiere Legacoop per la nuova sede Cgil di via Oglio a Milano. Operai al lavoro senza casco e diverse altre basilari norme di sicurezza bellamente violate. Alla Cgil sono abituati ad urlare ai quattro venti il loro impegno per la sicurezza sul lavoro, salvo poi non accorgersi (o far finta di non accorgersi) che gli operai che stanno tirando su i loro nuovi e comodi uffici lavorano in queste condizioni. Quando si dice, appunto, predicare bene e razzolare male. Molto significativo, direi, che questa inchiesta arrivi da tre studenti universitari e non dalla "grande" stampa nostrana, per la quale "osare" attaccare frontalmente il sindacato, soprattutto la potente Cgil, è ancora tabù.

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30 gennaio 2008

La casta dei sindacati

Per una volta mi tocca spendere due parole in favore di Della Valle ;-) Io, che ho sempre sparato sullo "scarparo marchigiano", per onestà intellettuale ora devo fargli i complimenti per questa sua ultima mossa (l'aumento "spontaneo" in busta paga ai suoi dipendenti, ovvero non frutto di negoziato con le rappresentanze sindacali) che ha completamente spiazzato proprio i sindacati, mettendone in luce a mio avviso tutte le contraddizioni. Della Valle si è alzato una mattina e ha deciso di dare a tutti i lavoratori della Tod's un aumento medio che, da come ho sentito, dovrebbe aggirarsi su circa cento euro netti al mese. Lo ha fatto senza aspettare di partecipare alla "regolare" trattativa di settore con i sindacati nazionali. Ieri sera in tv (a Ballarò), proprio su questo, si è visto un seccatissimo Epifani. Il capo della Cgil si è espresso contro questa anomala iniziativa della Tod's. Ma come, proprio i sindacati, quelli che dovrebbero stare sempre e comunque dalla parte dei lavoratori, non sono contenti se gli stessi lavoratori avranno cento euro netti in più in busta? E, già, i sindacati non sono contenti perchè sono stati con questa mossa disintermediati, in pratica tagliati fuori. Un po' come quando nel commercio i produttori si rivolgono direttamente ai consumatori, saltando i grossisti (e questo di solito porta vantaggi economici ai consumatori...). Per i sindacati, evidentemente, viene prima la difesa e la conservazione del proprio ruolo, poi, eventualmente vengono (solo se sono compatibili con questa prima priorità...) gli interessi dei loro rappresentati. Lavoratori, aprite gli occhi! Chapeau dunque a Della Valle che in un colpo solo è riuscito a spiazzare i sindacati e a mettere a segno una forte operazione immagine (i soldi degli aumenti se li spendeva in tradizionale comunicazione di certo non gli rendevano così tanto...). Mentre, per quanto riguarda la solita triade Cgil, Cisl e Uil, in un Paese in cui tanto si parla di casta dei politici forse bisognerebbe cominciare a capire che di caste ce ne sono diverse, una appunto è quella dei grandi sindacati nazionali. E, come ho già detto tante volte, per come la vedo io prima ci liberiamo di tutte le caste organizzate e di tutte le corporazioni e meglio è. Rivoluzione liberale.

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