05 maggio 2009

Realpolitik targata Opel

Leggo di Opel e mi torna in mente Alitalia. Certo che c'è una bella differenza. Mi spiego. Quando da noi in Italia ci siamo trovati con una grande azienda (di Stato) sull'orlo del baratro e in piena fase brucia-soldi (soldi pubblici, soldi nostri), non appena si è palesato alla frontiera un compratore (straniero) il penoso rigurgito di nazionalismo di certa politica e la solita ottusa linea del no a prescindere di certo sindacato hanno messo in fuga il gruppo già pronto a mettere mano al portafoglio. Il riferimento è ovviamente al caso Alitalia-Air France. Vendere allo straniero un "asset nazionale"? Giammai, così si è tuonato da noi. Anche se in realtà l'asset era già di fatto fallito e forse dunque in quanto tale non era più un asset. Senza contare poi che in ogni caso la soluzione della "italica cordata" ha portato un minuto dopo già comunque ad un accordo con gli stessi francesi, che ora sono in minoranza ma che si è capito benissimo che sono destinati a tendere a prendersi il controllo. Insomma, nel complesso un provinciale e rabberciato teatrino per affermare una inesistente grandeur. Veniamo ora al caso Opel-Fiat di questi giorni. Non appena l'uomo col maglioncino blu in tour mondiale come novello salvatore della industria globale dell'auto ha messo piede in terra teutonica per annunciare l'interesse della real casa torinese per la Opel i tedeschi non hanno perso tempo e praticamente in tempo reale hanno aperto alla proposta di Marchionne. Una botta di sano realismo. Poche inutili e pericolose ciance neo-nazionaliste e occhio invece alla sostanza e alla concretezza. Puro pragmatismo. Anzi, visto che si parla di Germania dovremmo dire realpolitik. Che differenza appunto con lo spettacolo circense che abbiamo visto invece montare per l'affare Alitalia. Ultima cosa sempre su Opel-Fiat e pure su Chrysler-Fiat: come mai in queste trattative c'è sempre e solo il gruppo torinese? Solo la Fiat, da sola, senza avances di nessun altro competitor mondiale. E come mai dappertutto appunto corrono a stendere tappeti rossi davanti all'uomo col maglioncino blu? Si spendono tutti, a partire dai capi di Stato (vedi Obama, che per l'occasione ha tirato fuori pure la coreografica storia della sua Fiat dei tempi dell'università). In un momento in cui i soliti media genuflessi si sperticano nel raccontare gli affaroni planetari che casa Fiat starebbe imbastendo su queste domande sarebbe a mio avviso il caso di rifletterci bene sopra...

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1 Commenti:

Blogger nonsiamopecoroni ha detto...

a proposito di alitalia la mia opinione è che il mantenimento dell'italianità dell'azienda fosse una semplice scusa per ostacolare in tutti i modi l'operazione (e ci sono riusciti) per poi regalare il tutto ai soliti affaristi amici, tant'è che come hai notato anche tu appena concluso l'affare i francesi sono rientrati nella partita. e poco importa il governo sotto il quale si sono svolte le varie fasi, da tempo ormai destra e sinistra sono unite sotto un'unica bandiera: il denaro.
saverio

10:30 AM  

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