REGOLAMENTO DI CONTI

Ormai è evidente: D'Alema e Fassino stanno lentamente sprofondando nelle sabbie mobili del caso Unipol. Si sono giocati il mito della "diversità della sinistra". Quello che da sempre pretende che malcostume finanziario e connubbio tra affari e politica siano esclusiva caratteristica della destra. Un mito, appunto, ovvero una leggenda. La realtà è ben diversa, come anche qui si è già avuto modo di scrivere: certi "vizietti" sono assolutamente trasversali ai due schieramenti, e nascono non in funzione del "campo" di appartenenza (destra/sinistra) quanto dal livello proporzionale di potere raggiunto (indipendentemente dallo schieramento). Il mito della diversità era riuscito a sopravvivere anche al ciclone di Tangentopoli, grazie al "sacrificio" dell'ormai celeberrimo compagno Greganti, il "compagno che ha sbagliato", in pratica il capro espiatorio. Ora, appunto, rischia di essere definitivamente bruciato. Un trauma per parte della onesta e più ingenua "base" (che si sente un po' come un bambino che scoprisse Babbo Natale a rubare i regali), una colpa gravissima per gli altri dirigenti Ds (quelli che magari finora la diarchia D'Alema-Fassino aveva tenuto ai margini), un evento di rottura per soci di coalizione che magari da tempo puntano a ridefinire gli equilibri di potere all'interno dell'Unione. "Ora siamo padroni di una banca": così disse Fassino al telefono all'amico Consorte (come risulta dalle intercettazioni). Lì finisce la "diversità". E d'altronde ad un popolo di sinistra abituato a pensare in modo pericolosamente manicheo farebbe bene ripensare a tutta una serie di cose. Solo un esempio: nel 2000 (precisamente il 10 maggio 2000) Piero Fassino, allora ministro di Giustizia, propose di depenalizzare i reati finanziari, compresa la bancarotta. Sì, proprio così (se non ci credete o non ci volete proprio credere andate a cercare i giornali dell'epoca). Diversi, ma in cosa allora? Chi non è abituato ad avere le fette di salame sugli occhi lo ha sempre saputo che i miti sono pure belli, ma restano appunto miti. La verità di solito è più cruda, ma, prima o poi, bisogna farci i conti. A sinistra questo inizia ora: il regolamento di conti...
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